Usò entrambe le mani. Le fece correre su uno scaffale dopo l'altro. E scoppiò a ridere. [...] passò vari minuti ad andare con lo sguardo dagli scaffali alle proprie dita. Quanti libri aveva toccato? Quanti ne aveva sentiti? [...] Era come una magia, come la bellezza. {M.Z.}

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giovedì 22 dicembre 2016

Due chiacchiere su "Più Libri Più Liberi 2016"


Anche quest'anno ho fatto un salto ad una delle mie fiere preferite: Più Libri Più Liberi. Sono riuscita ad andarci, purtroppo, soltanto due giorni: giovedì 8 e sabato 10 dicembre. Ho preso parte, in totale, a cinque incontri, tutti molti interessanti, di cui sto per parlarvi. Ho anche collezionato un buon numero di cataloghi da varie case editrici e prima della fine del mese scriverò un post di segnalazioni con quelli che mi sembrano i titoli più interessanti *_*


Iniziamo con qualche foto :D

Cliccate sulla foto per ingrandirla e rispondetemi nei commenti *_*
Zerocalcare allo stand Bao :) cliccate sulla foto per ingrandirla




Premio Alghero Donna di Letteratura e Giornalismo - Edizione 2016
La consegna di questo premio è stata sicuramente uno degli eventi più interessanti. L'incontro è stato moderato da Neria De Giovanni, che lo ha istituito nel 1995, e materialmente consiste in una collana di corallo pescato nei pressi di Alghero (oltre ad un assegno di cui non conosco l'importo esatto). Quest'anno era dedicato al Premio Nobel Grazia Deledda (per ricordare l'anniversario degli 80 anni dalla sua morte), ed infatti un premio speciale in onore di questa autrice è stato consegnato all'attrice Barbara De Rossi, che presta il volto alla scrittrice nel film Il Criminologo di Anton Rojch. Per la Sezione Prosa, invece, ha vinto Concita De Gregorio con il suo volume edito da Einaudi, Cosa pensano le ragazze. Questo libro nasce da un progetto d'ascolto bellissimo e potete trovarne un assaggio a questo link. La Sezione Internazionale è invece stata vinta da Carla gràcia Mercadè, con il suo romanzo Sette giorni di grazia, pubblicato da Salani. L'autrice ha ritirato il premio con un bellissimo discorso dedicato alle donne e soprattutto alle donne che vincono premi e che spesso, purtroppo, non si sentono all'altezza. Le sue riflessioni sono state davvero bellissime. Infine, per la Sezione Giornalismo, ha vinto la redazione di La Donna Sarda. Sarebbe impossibile per me riportarvi tutti i discorsi avvenuti durante questo evento, ma sono stati molto profondi e di grande ispirazione.


A che gioco giochiamo? Orientarsi nel mondo dei videogames
Sicuramente questo è stato l'incontro che ho preferito e che ho trovato più interessante ed illuminante. Con Fabio Viola, Marco Zapparoli, Paola Tinchitella e Jaime D'Alessandro si è parlato di come valorizzare i videogiochi come prodotto culturale e di come integrarli nelle biblioteche. In particolare, in una delle biblioteche di Roma che ha già messo a disposizione alcune postazioni per videogiochi, si è notato come si sia creata unione tra i ragazzi, anche sconosciuti. Al contrario, invece, i genitori hanno sempre mantenuto un certo distacco, e questa è una delle barriere da abbattere. I videogiochi dovrebbero essere un momento di condivisione tra genitori e figli, non il contrario. Purtroppo è stato notato che anche i giocatori più assidui con il passare dell'età tendono a smettere, problema grave poiché il giocatore non è stimolato da nuovi contenuti. Anche i videogiochi sono modi di raccontare storie, in cui addirittura l'utente può sentirsi un po' protagonista. Sono stati fatti alcuni esempi di giochi con storie importanti da raccontare, e i più interessanti mi sono sembrati Memoranda, ispirato ai romanzi di Murakami, e That Dragon, Cancer, che tocca un tema molto delicato e di cui vi consiglio di leggere l'approfondimento a questo link.



Com'è cambiata la piccola editoria negli ultimi 10 anni
Durante questo incontro a cura di Chiara Valerio e Giovanni Peresson si è analizzato nel dettaglio, anche e soprattutto aiutandoci con numeri e statistiche, quali sono stati i cambiamenti per la piccola editoria nell'ultimo decennio. In particolare, ci si è chiesti quanto la diffusione degli e-book abbia influito su questi cambiamenti. Non posso chiaramente riportarvi ogni parola e non ho a disposizione i grafici che sono stati mostrati, ma vi dirò brevemente quali sono state le osservazioni chiave. I lettori forti della piccola editoria continuano a leggere prevalentemente libri e davvero pochi e-book, e addirittura i lettori che leggono esclusivamente e-book rappresentano solo un 2% circa del totale (dati di IPSOS su lettori con più di 18 anni). Questi dati non mi hanno sorpresa molto, poiché anche nella mia esperienza personale ho notato come siano i lettori forti e tradizionali a preferire la piccola editoria rispetto alla grande, che a volte cura meno la qualità.



Alla conquista del non lettore
Un altro incontro, a cura della Regione Lazio, in occasione della presentazione dei bandi Io Leggo e Sistemi Culturali del Lazio. Si è parlato degli investimenti della Regione nei servizi culturali (come biblioteche, musei, etc...) e di quanto sia stato difficile trovare le risorse, nonostante la grande risposta avuta dal territorio. Un dato concreto è il fatto che si stiano riaprendo molti teatri, cosa di cui io sono contenta in maniera particolare, per chi mi segue da un po', non è un mistero quanto mi piaccia andare a teatro. Si è parlato molto anche della situazione di Amatrice, che fa parte della rete culturale dell'Alta Sabina e dove, dopo il tragico terremoto, non c'è più bisogno di cibo, abiti o altri beni di prima necessità, ma in tanti chiedono di poter avere dei libri. Un altro argomento di discussione è stato il progetto Cinema nelle Biblioteche, che prevede la partecipazione degli autori dei film agli incontri con il pubblico, oltre alle proiezioni. Quest'idea ha avuto un discreto successo ed è stato chiesto di allargare il progetto anche ad altri territori, come la Sardegna. Un altro progetto che ho trovato molto interessante è il Sistema Museale Medaniene, che prevede un percorso specifico di eventi coordinati tra cinque musei nella valle dell'Aniene.


Il mercato del self publishing in Italia
Essendo una blogger, ho a che fare quasi giornalmente con autori emergenti che mi chiedono di pubblicizzare oppure recensire i loro romanzi auto pubblicati, quindi ovviamente questo è stato uno degli incontri che ho trovato più interessanti. Non condivido l'idea del self publishing, e dopo questo incontro non ho cambiato idea, ma sicuramente mi ha dato molti spunti di riflessione. Inizialmente si è fatto chiarezza sulla figura dell'editore, ossia colui che fa un'operazione di rischio, selezionando tra molti prodotti per offrire qualità editoriale ai propri lettori. Il gusto dell'editore è un punto di riferimento. Tra gli altri, in sala, erano presenti Lorenzo Fabbri (ilmiolibro.it) e Rita Carla Francesca Monticelli (autrice auto pubblicata). Quest'ultima ha fatto un bellissimo discorso su come un autore che si auto pubblica debba avere rispetto del lettore, fornire qualità. Non può lavorare da solo ma deve affiancarsi a correttori, grafici per le copertine, etc, per essere sicuro di fornire a chi legge un libro che valga soldi e tempo.Non metto in dubbio che il suo successo sia dovuto anche a questi fattori, e condivido ogni parola, ma... in quanti lo fanno? Quanti autori auto pubblicati investono dei soldi per un correttore di bozze che sappia fare il proprio lavoro? Quanti autori auto pubblicati si preoccupano davvero che il lettore abbia tra le mani un prodotto di qualità? Da quel che vedo e leggo in giro, decisamente pochi, e non sempre è facile distinguere gli uni dagli altri.



Ed eccoci qua! Fatemi sapere le vostre opinioni a riguardo, come sempre ^_^


3 commenti:

  1. Grazie per la citazione, Gaia, e per le belle parole sul mio intervento al convegno.
    Provo a rispondere io alla tua domanda.
    In realtà sono molti gli autori indipendenti che fanno bene il loro lavoro, sia in Italia che all'estero, come ci sono moltissimi autori che si autopubblicano, ma non possono essere definiti autoeditori, in quanto non fanno tutto ciò che ho elencato nel mio discorso.
    Come distinguere gli uni dagli altri? Non è così difficile, basta un po' di attenzione. Il lavoro dietro un buon libro si vede in tanti dettagli, come la copertina e la sinossi. E poi basta leggere anche solo una pagina dell'anteprima. I libri che non sono di buona qualità hanno una cattiva formattazione (sia del file che soprattutto del testo) e spesso presentano già in prima pagina dei refusi o addirittura degli evidenti errori (anzi, talvolta addirittura nella sinossi).
    Io chiaramente parlo di qualità di confezionamento (che include anche l'editing e la correzione di bozze), che è ciò che gli editori garantiscono o dovrebbero garantire (purtroppo molti ebook di grandi editori sono mal formattati e in genere molto meno curati di quelli di molti self-publisher, per via della refrattarietà che i primi hanno ancora per il digitale... ma questo è un discorso lungo). In quanto al contenuto, sai bene che dipende da tanti fattori.
    Che cos'è un buon libro? Per un editore tradizionale un buon libro è un libro che vende bene. Per un self-publisher è primariamente un libro con cui possono trasmettere un messaggio, perché è il loro libro, un pezzo di loro, per via di tutto il lavoro che ci hanno dedicato, che va ben oltre la mera scrittura. Per il lettore è un libro che è stato in grado di intrattenerlo, cosa che dipende dai suoi gusti.
    Una differenza non trascurabile è che il rischio economico con un libro di un self-publisher è inferiore. Se becchi un ebook che non ti piace, ti basta stare alla larga da quell'autore in futuro. Se l'hai preso su Amazon, puoi persino restituirlo e ottenere il rimborso.
    Personalmente ho sempre beccato più fregature con libri di editori tradizionali, perché sono stata meno attenta e mi sono fidata.
    Tutto ciò non cambia il fatto che i self-publisher seri esistono ed esiste una buona autoeditoria, come pure esiste tantissima editoria tradizionale veramente scadente sia nei contenuti che nel confezionamento. Per i lettori, e mi ci metto pure io, è una bella sfida cercare un buon libro in una tale marea di prodotti, ma è una sfida che vale la pena affrontare, poiché, se non andiamo noi a stanare certe buone letture, secondo i nostri specifici gusti, che possono allontanarsi anche molto da ciò che "vende" e quindi che l'editoria tradizionale può offrirci, rischiamo di non conoscerle mai.
    Grazie ancora. :)

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    1. Ciao Rita, grazie per avermi risposto :) sono nuovamente d'accordo con le tue parole, ma naturalmente nel mio commento ho generalizzato secondo la mia esperienza. Anche io ho beccato tantissime (ahimè) fregature, in termini di libri pubblicati da grandi case editrici. Credo sia inevitabile. Ma la maggior parte di queste fregature lo è stata per una questione di gusti, poiché veramente pochi di questi libri oserei definirli 'oggettivamente' brutti. C'è anche da dire che spesso la bruttezza vende, quindi tanto di cappello a questi editori che hanno saputo trasformarla in quattrini. Al contrario, nel mondo del self publishing chiunque butta giù qualunque cosa convinto di aver scritto un capolavoro, e di libri 'oggettivamente' brutti (al di là dei gusti personali) se ne trovano a bizzeffe, e spesso le anteprime traggono in inganno. Per quel che mi riguarda, almeno per il momento (non escludo di poter cambiare idea) è una questione di statistiche basate sulla mia esperienza personale. Se devo rischiare, rischio con una casa editrice, perché ho meno possibilità di fregature. Questo però non significa che se mi viene consigliato un libro auto pubblicato da una persona fidata mi rifiuto di leggerlo, anzi :)

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  2. Guarda, la mia esperienza, che è diametralmente opposta alla tua, trova riscontro in un fatto molto semplice. Vengo a conoscenza dei libri dei grossi editori perché mi vengono propinati in tutte le salse, cioè a monte dell'apprezzamento dei lettori. Se, invece, vengo a conoscenza di un libro di un self-publisher, è perlopiù solo grazie al processo naturale del passaparola, cioè a valle dell'apprezzamento dei lettori. Tra le due cose, tendo a fidarmi più della seconda, mentre istintivamente rifuggo la prima. Anche per questo i libri famosi, se li leggo, spesso lo faccio dopo anni, a meno che non conosca già l'autore e mi piaccia come e soprattutto cosa scrive.
    Alla fine penso comunque che i lettori si affezionino agli autori (che sono l'unica vera "garanzia") e facciano ben poco caso a chi pubblica i libri, soprattutto per gli ebook.
    Poi, vabbe', ognuno è diverso. Una cosa che noto nei libri della grande editoria è che non c'è alcun interesse a rischiare con certi temi o con certi sviluppi o strutture della trama o stili narrativi. È una questione di linea editoriale che punta a raggiungere il massimo numero possibile di lettori (= maggiore guadagno). Ed è giusto che sia così, ovviamente!
    Ma per chi, come me, cerca delle letture non "mainstream" i prodotti dell'autoeditoria sono la risposta. E infatti noi autoeditori non ci rivolgiamo necessariamente al grande pubblico, bensì alle nicchie (certi generi e sottogeneri, libri molto corti o molto lunghi, lunghe serie, argomenti controversi o non politicamente corretti, ecc.), che l'editoria tradizionale non può soddisfare, poiché dal punto di vista numerico (e quindi economico) non sono sufficienti a sostenerla. A noi invece bastano e avanzano.
    È chiaro che chi, invece, preferisce i prodotti "mainstream" potrebbe sentire di aver preso delle fregature, leggendo dei libri rivolti a una nicchia, poiché non gli offrono ciò che cerca.
    Esistono tanti diversi tipi di lettori e per fortuna ci sono libri per ognuno di loro. Sono convinta, come si diceva al convegno, che si legga molto di più adesso rispetto al passato e ciò avviene proprio perché esiste maggiore scelta, resa possibile anche dall'autoeditoria e da altre forme di autopubblicazione (come Wattpad e simili).
    Per cui, direi, ben venga tutto e poi ogni lettore decide per sé. :)

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